storia - cai savigliano

Club Alpino Italiano Sezione di Savigliano 1946 - 2021 - 75 anni di CAI

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storia


1945 primi passi


L'idea dalla quale nascerà la futura sezione muove I primi passi nell'autunno del 1945. Dopo gli interminabili anni bui della guerra, mentre tutto intorno loro è da ricostruire, un gruppo di"appassionati" della montagna e dello sci pensa di organizzarsi, ed eventualmente di aderire alC.A.I.allo scopo diffondere la pratica e la conoscenza della montagna


Questi uomini appena usciti dal "tunnel" tragico della guerra vivono ancora nella sua scia di lutti e miseria, mangiano ancora quanto concede loro la "tessera" mentre la disoccupazione è di massa e, anche avendone i mezzi, già solo viaggiare è quasi impossibile. Eppure quel momento della nostra storia possedeva la carica vitale necessaria ad un simile prodigio. E allora in breve la sottoscrizione di Savigliano al CAI UGET di Torino vede la luce. Nel dicembre dello stesso anno organizza la prima gita sociale sciistica a Crissolo. Le ombre, con quelle lunghe cose ricurve a spalle, che in piena notte si aggirano per le vie di Savigliano non sono più una pattuglia di quelle che controllavano l'obbedienza al coprifuoco ma, un gruppo di amici che, dopo una settimana di dura lotta quotidiana, trova l'entusiasmo per sopportare un viaggio in camion di diverse ore, per guadagnarsi qualche attimo di discesa sugli sci al prezzo di lunghe rimonte senza impianti di risalita e senza nemmeno l'aiuto delle pelli di foca". I "veciu" guardano con piacere i novellini che sono il futuro della loro passione. Alla sera mentre ritornano sul camion, mezzi asfissiati dalloscarico, cantano come ora non sappiamo più cantar non è retorica! Noi che abbiamo cominciato ad andare in montagna venti anni dopo abbiamo potuto vedere l'evoluzione di questa vita sociale.
Meritano una citazione questi padri fondatori Ambrassa Francesco e Luchino, Bertoglio Pietro, Peracca Aldo, Giraudo Matteo, Brero Giuseppe che sarà anche il rettore della sottosezione. Le gite estive seguono quelle sciistiche invernali come avverrà negli anni successivi. Mentre la sede cittadina è stabilita in una stanza al piano terra di via Trossarelli n. 3, già nel 1946 si avverte la necessità di un punto di appoggio per trascorrere le brevissime ferie di quell'epoca, assieme e in montagna.

1946-1952
La casermetta di Genzana è scelta durante una gita sociale, allo scopo organizzata, e altre gite in camion porteranno i soci a Genzana. Ad uno scomodo viaggio fa seguito una giornata di lavoro con pranzo al sacco e ritorno. Quanto entusiasmo! E non di pochi, spesso i posti in camion non bastano.

Nel luglio del 1946 purtroppo il primo lutto: Attilio Audisio, 19 anni, perde la vita scendendo dalla Rocca Bianca sopra Chianale. Una lapide lo ricorderà.
Nell'agosto dello stesso anno l'ex casermetta ospita il primo accantonamento del CAl di Savigliano col nome di"Rifugio C.A.l ciao Savian". A settembre la prima salita sociale al Monviso. In questo primo anno di vita gli avvenimenti si rincorrono senza soste II CAl da sottosezione dell'UGET di Torino diviene sezione autonoma e alla nomina del direttivo segue quella del primo presidente: Bertoglio Pietro.
Negli anni successivi le gite sociali estive hanno degli obiettivi di tutto rispetto: traversata Vallanta - Sustra in Valvaraita, Colle di Fremamorta dalle Terme di Valdieni o Pelvo d'Elva, come spesso capita partendo alle 4 da Savigliano. La salita al M. Viso, che non può mancare, vede 40 soci sulla Sud e 5 sulla Est. Se pensiamo all'attrezzatura e alla mentalità di allora è risultato eccellente. Il monte Matto in giornata, o anche solo il Rifugio di Stroppia ma, con partenza da Saretto, non sono da meno. In inverno le gite sociali hanno per scopo la pratica dello sci nelle nascenti stazioni sciistiche del Piemonte; spesso al Sestriere. Nei mezzi di trasporto si è passati dal camion all'autopullman.
La casermetta di Genzana è scelta durante una gita sociale, allo scopo organizzata, e altre gite in camion porteranno i soci a Genzana. Ad uno scomodo viaggio fa seguito una giornata di lavoro con pranzo al sacco e ritorno. Quanto entusiasmo! E non di pochi, spesso i posti in camion non bastano.
Nel luglio del 1946 purtroppo il primo lutto: Attilio Audisio, 19 anni, perde la vita scendendo dalla Rocca Bianca sopra Chianale. Una lapide lo ricorderà.
Nell'agosto dello stesso anno l'ex casermetta ospita il primo accantonamento del CAl di Savigliano col nome di"Rifugio C.A.l ciao Savian".
A settembre la prima salita sociale al Monviso. In questo primo anno di vita gli avvenimenti si rincorrono senza soste II CAl da sottosezione dell'UGET di Torino diviene sezione autonoma e alla nomina del direttivo segue quella del primo presidente: Bertoglio Pietro.
Negli anni successivi le gite sociali estive hanno degli obiettivi di tutto rispetto: traversata Vallanta - Sustra in Valvaraita, Colle di Fremamorta dalle Terme di Valdieni o Pelvo d'Elva, come spesso capita partendo alle 4 da Savigliano. La salita al M. Viso, che non può mancare, vede 40 soci sulla Sud e 5 sulla Est. Se pensiamo all'attrezzatura e alla mentalità di allora è risultato eccellente. Il monte Matto in giornata, o anche solo il Rifugio di Stroppia ma, con partenza da Saretto, non sono da meno.
In inverno le gite sociali hanno per scopo la pratica dello sci nelle nascenti stazioni sciistiche del Piemonte; spesso al Sestriere. Nei mezzi di trasporto si è passati dal camion all'autopullman.
1953-1965


Nel luglio del 1953 tre soci salgono la Nord del Viso, sono i fratelli Lorenzo e Carlo Berardo e Manna Giovanni. Una salita laboriosa sia per eventi imprevedibili, ma anche per il riverente timore che l'impresa eccezionale incute, un duro bivacco, principi di congelamento, un exploit di grande valore per questi dilettanti.
L'attività sociale inizia a spingersi nella lontana Val d'Aosta, non dimentichiamo che l'autostrada di la a venire. Sono gli anni della ricostruzione del paese, e con le magre risorse dei soci i turni settimanali all'ormai confortevole rifugio Savigliano restano l'unico modo di fare e far fare alla famiglia delle vacanze in montagna.
Savigliano  un paese perso nella pianura, ma vanta un suo giornale, il Saviglianese, che fino dall'inizio è il portavoce del CAI, queste informazioni che sto riportando sono possibili grazie ai suoi articoli, raccolti ed elaborati da Lorenzo Prandi uno dei protagonisti da sempre della vita della nostra sezione.





Giovedì 5 giugno 1958 Carlo e Renzo Berardo di 31 e 29 anni con Renato Alloa di 29 anni precipitano dall'Uja di S. Lucia sopra Entracque, una tragedia immane, i fratelli Berardo dai tempi della salita alla Nord del Viso hanno compiuto grandi progressi, che considerate le loro disponibilità economiche e di tempo sono rilevantissimi. Le vie sul Viso di Vallanta, all'Auto Vallonasso, al Parias Coupà, alle Rocce di Viso e alle Meano sono ancora valida testimonianza della loro capacità di scelta e realizzazione,Renato Alloa era una figura di punta tra le migliori in azione sulle Cozie.





Nell'aprile del 1962 viene lanciata l'idea di costruire un bivacco in memoria dei caduti in montagna della sezione, ai quali purtroppo si  aggiunto nel 1959 II giovane Aldo Botto perito in seguito alla caduta in un crepaccio sul M. Bianco. Il bivacco, che ora per brevità chiamiamo solo Frat.Berardo, sorgerà a 2710 m. sul versante meridionale delle Rocce di Viso dove sarà inaugurato nel luglio del 1965. E'II risultato della tenacia del soci e simpatizzanti che non si limiteranno a raccogliere fondi, ma faranno molto lavoro volontario, donazione di materiali e "corvees" di trasporto, presidente Bernardo Chiavassa in testa.






1965 - 1981
La risposta nel 1982: un limitato programma sci-alpinistico invernale, uno estivo incentrato tutto sulla Valvaraita, due belle serate di proiezioni di "vedettes"della montagna internazionli , dopo gli anni passati e una positiva inversione di tendenza. Ma i cambiamenti non finiscono qui un nuovo presidente: Gianni Girone  eletto in una nuova sede in piazza del Popolo.
II rifugio Savigliano, condotto direttamente nell'inverno 81 dalla sezione tramite l'impegno prezioso del coniugi Fissolo, sarà affidato con contratto triennale a Romeo e Cosetta lsaia che lo gestiranno a tempo pieno.
Sono in corso grossi lavori di ristrutturazione per l'ampliamento dell' edificio al fine di fare posto alla grande cucina attuale con rifacimento del tetto. Di nuovo la collaborazione dei soci è esemplare molti lavorano gratis qualcuno mettendo  i materiali di tasca propria. Tutto questo non basta, si apre un prestito tra i soci, le quote sono tutte acquistate; ma senza il determinante contributo della Cassa di Risparmio di Savigliano non avremmo mai colmato il debito. Non ci eravamo ancora risollevati che la disgrazia del cinema Statuto fa sentire le sue conseguenze anche su di noi sotto forma di impianti e locali da adeguare, sono lavori: "improrogabili e di molto superiori alle nostre reali possibilità" come scriviamo alla Regione Piemonte che risponde, per fortuna, positivamente.
L'ultimo episodio della nostra storia  "edile"  recentissimo:  il  rifacimento del muro di contenimento con staccionata davanti a! rifugio, bazzecole direte voi, bazzecole da 20 milioni!
Lo avevano fatto con le loro mani I soci nell'agosto del 1947 rifaranno i soci nell'agosto del1995, ricorrendo in parte ad una impresa edile, ma con molto lavoro volontario.
La  presenza    del nostro  rifugio a Pontechianale ha creato un rapporto privilegiato tra Savigliano e la Valle Varaita. L'idea di collegare idealmente questi due punti focali per i soci della nostra sezione si concretizza in una staffetta podistica.  Dalla prima edizione sperimentale "dell'83 questa durissima gara a squadre arriva alla sua 14° edizion nel 1996". Il suo crescente successo, testimoniato dall'aumento continuo di squadre e pubblico, fa conoscere la nostrasezione, il suo rifugio e l'intera Valle Varaita anche al di fuori del nostro ambiente. Lo stesso risultato ottenuto  idrettamente dalle giornate ecologiche, che iniziate nel settembre delI'86 con la pulizia del lago Fiorenza e della zona circostante la sorgente del P0, con la collaborazione dei soci del Circolo Savigliano Sub, hanno successivamente coinvolto oltre a noi molte altri enti e persone. Sotto il patrocinio dell'Amministrazione provinciale di Cuneo gli Alpini con i muli hanno portato i materiali per l'allestimento del punti di appoggio operativo trasporto al quale intervenuta anche Ia Polizia di Stato; La Pro Natura e la Cassa di Risparmio di Savigliano e di Saluzzo, gli amici dello Sci Club, le Comunità montane interessate; insomma tutti coloro che come noi sono sensibili al degrado dell'ambiente alpino. Oggetto degli interventi successivi sono stati i laghi di Sant'Anna di Vinadio, il lago Visaisa in Val Maira e I laghi Blu di Chianale con i loro dintorni
1981


Nel firmamento di Savigliano brilla la fulgida figura di Lino Andreotti, che essendo innanzi tutto un amante della montagna trova modo di interpretarne i moltissimi ruoli,  guida alpina organizzatore di numerose spedizioni xtraeuropee, che allora erano delle autentiche avventure pionieristiche. Spesso gira dei documentari, uno dei quali assurgerà all'onore della serata inaugurale del festival di Trento, prescelto con un altro a rappresentare l' Italia. Progettista e realizzatore di numerosi rifugi costruiti in tutto l'arco alpino. (bastino due esempi: capanna Marco e Rosa al Bernina una delle più alte d'Europa m. 3610! Rif.Gonella nel cuore del  Bianco  m. 3071).
Organizzatore, l'aggettivo giusto per lui: di convegni di guide, organizzatore del suo albergo: Ia Gran Baita, ch resta un fiore all'occhiello di  Savigliano, di associazioni alpinistiche come presidente del CAl UGET di Torino e consigliere centrale della Giovane Montagna, della vita della sua città: sarà sindaco di Savigliano e mentre ricopre questo ruolo ci lascerà dopo una breve e inesorabile malattia nella primavera del 76.



Otto anni prima un altra figura carismatica ci aveva lasciati: l'indimenticabile primo presidente CAI. Pietro Bertoglio, e già nell'anno successivo si delibera Ia costruzione di un bivacco, che sarà inaugurato nel settembre del 71 in uno dei luoghi di montagna da lui più amati. Per Ia costruzione del bivacco Bertoglio am. 2760, posto sopra il lunare altipiano che precede il passo di S. Chiaffredo, si ripete lo sforzo corale dei soci, con un "a solo" eccezionale: terminato al piano predetto il trasporto possibile coi muli, sarà l'infaticabile presidente Chiavassa "Nadu"con Ia figlia Morena e il socio Giorgio Berutti a portare a spalle e montare il bivacco, dormendo undici notti all'addiaccio. II migliore elogio a loro sia il nostro impegno a mantenerlo in efficienza. Come siamo riusciti sino ad oggi, a mantenere in efficienza il Rifugio Savigliano che, dopo gli avventurosi inizi già ricordati, a proposito dei quali ben meritano una citazione: Giuseppe  Burdisso e Carlo Ferrari che si presero cura del neonato rifugio, fu ancora il presidente Chiavassa che, con mano sicura continue migliorie lungo quasi trent'anni, lo condusse verso l'attuale funzionalità.


Negli anni che vanno dal 1977 al 1981 un giovane alpinista Saviglianese, Guido Pompeiano compie un'elevato numero di salite sulle nostre montagne e, molte realizzate in solitaria. Un giovane che non amava il protagonismo, delle sue imprese ci sono poche testimonianze. Lorenzo Lanfranco è stato l'unico compagno di  cordata per molte salite: Invernali al Viso, Argentera, Est Viso Mozzo e Iscam al M Rosa. Lanfranco Lorenzo ricorda con lui sei salite al M Bianco,  3 alla Dufur e nel 1977 il Cervino per la via Carrel. Il 26 Luglio del 1981 a venticinque anni muore precipitando dalla Est di Viso, forse per una pietra o un malore improvviso. Riposa nel cimitero di Crissolo.
Ricordata l'attività di alcune persone guardiamo quella sociale, in montagna alti e bassi si alternano: le gite sciistiche si arricchiscono di gare, quelle escursionistiche in certi periodi languono. Su iI Saviglianese compaiono poche notizie sul CAl, tra queste una curiosità: il crollo, nell'aprile "1972" del tetto del rif. Savigliano, sotto  il peso della neve. L'anno 1977 si distingue per l'apparizione di un programma di gite sci-alpinisti che diretto da una guida alpina, che sebbene limitato si configura come un corso e quindi avvicina l'attività della nostra sezione a quella svolta da molte altre. Ma una rondine non fa primavera, passano altri anni in sordina per attività in montagna e per II numero di soci, scesi a un'ottantina. Alla fine del 1981 Ia generale volontà di ripresa si interroga su cosa fare.


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