SAVIGLIANO. Si svolgeranno nel pomeriggio di  (mercoledì 2 febbraio 2010) nella chiesa abbaziale di San Pietro i funerali di Lorenzo Prandi, scomparso all’età di 87 anni. Il corteo funebre muoverà alle 14,20 dalla camera ardente dell’ospedale “Santissima Annunziata”, presso il quale l’anziano era stato ricoverato solo pochi giorni fa, e alle 14,30 verrà officiata in chiesa la funzione funebre. Lascia la moglie Anna Maria, i figli Maria Grazia e Riccardo e i nipoti.

 

 

Con “Renzo” Prandi se ne va uno degli uomini più rappresentativi della sezione saviglianese del Club Alpino Italiano, alla quale egli aderì nell’anno stesso della sua fondazione, il 1946, senza mai uscirne: anzi, assumendo al suo interno diversi incarichi, così come all’interno di un’altra importante associazione cittadina, lo Sci Club Savigliano, per la quale ricoprì anche la carica di presidente a cavallo tra gi anni Settanta e Ottanta.
Renzo Prandi aveva lavorato in banca, ma nel tempo libero aveva unito le sue grandi passioni: la montagna e la fotografia. Abilissimo nel ritrarre i paesaggi alpini, ma anche le persone, realizzò in tanti anni migliaia di fotografie che costituiscono la memoria in forma di immagine della vita del Cai saviglianese. In particolare, sono sue le fotografie in bianco e nero che si trovano all’interno del rifugio “Savigliano” di Pontechianale e che documentano il periodo in cui, poco dopo la nascita della sezione, iniziò la ristrutturazione della casermetta, fino a farla diventare punto di riferimento per tanti appassionati, non solo saviglianesi. Grande appassionato di sci e vero “pioniere” di questo sport, iniziò a praticarlo da giovanissimo e proseguì fino a pochi anni fa.
“Con la morte di Renzo Prandi – commenta il presidente del Cai Pier Giorgio Fiorito – se ne va uno degli ultimi decani dei nostri soci, dei pochi che possono vantare un’appartenenza all’associazione che ha superato i 50 anni, con i relativi bollini sulla tessera. Prandi è stato a lungo instancabile segretario e tesoriere della sezione, ma mi piace ricordarlo soprattutto per l’intenso lavoro svolto con i ragazzi delle scuole, ai quali per tanti anni ha portato in visione un foto-documentario, con lo scopo di far loro scoprire ed amare la montagna e la natura”
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